Nel marzo 2022, un piastrellista ticinese nato nel 1985 si infortunò alla caviglia sinistra sul posto di lavoro, riportando lesioni ai legamenti e danni ossei. Dopo un intervento chirurgico nell'autunno 2023, l'assicurazione infortuni (INSAI) chiuse il caso riconoscendogli un'indennità per menomazione dell'integrità fisica del 5%, ma negandogli una rendita d'invalidità. Il motivo: il reddito che avrebbe potuto guadagnare nonostante l'infortunio risultava, secondo i calcoli dell'assicuratore, superiore al suo stipendio precedente. Il piastrellista contestò questa decisione.
Il Tribunale delle assicurazioni del Canton Ticino aveva dato parzialmente ragione all'uomo, riconoscendogli una rendita d'invalidità del 13% a partire dal luglio 2024. I giudici cantonali avevano applicato per analogia alcune disposizioni dell'ordinanza sull'assicurazione per l'invalidità (OAI), in particolare una deduzione forfettaria del 10% sul reddito ipotetico calcolato con dati statistici, ritenendo che le tabelle salariali ufficiali sovrastimassero le reali possibilità di guadagno delle persone con problemi di salute.
Il Tribunale federale ha però accolto il ricorso dell'INSAI e annullato la sentenza cantonale. I giudici federali hanno stabilito che le disposizioni dell'OAI in questione – introdotte nell'ambito della revisione dell'assicurazione per l'invalidità – non possono essere applicate per analogia nel settore dell'assicurazione contro gli infortuni. Il legislatore ha deliberatamente limitato queste regole all'assicurazione invalidità, senza estenderle ad altri rami. Applicarle anche all'assicurazione infortuni senza una base legale esplicita eccederebbe le competenze dei tribunali e interferirebbe con il principio della separazione dei poteri.
Il Tribunale federale ha inoltre sottolineato una differenza importante tra i due sistemi: nell'assicurazione infortuni, una rendita scatta già a partire da un grado d'invalidità del 10%, contro il 40% richiesto nell'assicurazione invalidità. Applicare automaticamente la deduzione del 10% comporterebbe la concessione di rendite anche in casi lievi che il legislatore aveva consapevolmente inteso escludere. Spetta dunque al Parlamento e al Consiglio federale decidere se e come estendere queste regole all'assicurazione infortuni. Il piastrellista non riceverà quindi alcuna rendita d'invalidità.